6° Puntata – In India

Il viaggio in India non poteva iniziare peggio: macchina fotografica rubata il secondo giorno di permanenza nel Paese. Ero in fila in attesa di assistere alla cerimonia di chiusura del confine India-Pakistan quando, nella ressa di persone accalcate davanti ai cancelli della frontiera una mano di velluto mi sfila dall’astuccio, che portavo a tracolla, la macchina fotografica. No! Momento di disperazione. Non avevo ancora salvato nessuna foto del Pakistan! Dannazione, mi tocchera’ ritornarci…

La cerimonia di chiusura e’ un trionfo di nazionalismo da ambo le parti: soldati enormi, vestiti in uniformi sfarzose, impettiti e fieri, marciano sbattendo i piedi (le suole delle scarpe sono rivestite di ferro!) verso la linea di confine dove, uno di fronte all’altro, quasi si toccano e si scambiamo sguardi feroci. Al termine di 30 minuti di marce e di inni il cancello tra i due Paesi si chiude rumorosamente e le rispettive bandiere vengono ammainate e riposte, al sicuro, fino alla cerimonia del giorno successivo! Peccato per questo inizio sfortunato; Amritsar infatti, la prima citta’ indiana che visito, e’ un posto affascinante.

Vi si trova il tempio piu’ importante dei Sikh, il Golden Temple: qui giungono in pellegrinaggio fedeli da tutto il mondo. Il tempio e’ una maestosa struttura che sorge dalle acque di un bacino; intorno alla vasca molte persone si fermano per ore in preghiera, si bagnano nelle acque, si riposano. Nei diversi edifici che compongono questo luogo sacro e’ anche possibile pernottare; una soluzione spartana ma piena di fascino. Il tempio e’ aperto 24 ore e il flusso di persone e’ costante e impressionante. Dalla vicina mensa proviene un rumore assordante di stoviglie; chi vuole mangiare attende pazientemente il proprio turno insieme agli altri, prima di potersi disporre in lunghe colonne all’interno di un grande salone e consumare un piatto di lenticchie accompagnato da chapatis (un pane simile alle nostre piadine).

L’India, per chi come me la visita la prima volta, colpisce per rumori, colori e sapori; in positivo e in negativo. Le strade sono affollate giorno e notte e vi succede di tutto: c’e’ chi le usa, giustamente per spostarsi, chi per conversare, chi per contrattare, chi per lavorare, chi per mangiare e pure, si, per dormire. E’ una sensazione forte vedere cosi tante persone che vivono in strada. E ci fossero solo loro… Vacche sacre, cani, galline, taxi e rickshaws… A volte si e’ proprio sopraffatti!

Passo le prime due settimane a visitare il Rajastan una terra che si descrive con una parola: magica. Letteralmente e’ “la terra dei Re” e si percepisce ad ogni angolo. Forti, palazzi, templi… Tutto trasmette fascino, mistero e magia. A Jailsamer il forte si erge sulle aride lande del Gran Deserto di Thar, solitario sulla punta di uno scoglio in mezzo ad un mare desertico; a Jodhpur invece troneggia possente in cima ad un colle, a guardia della citta’.
A Udaipur il grandioso Palazzo del Maharaja si riflette nelle acque del lago: quest’ultima e’ per me la citta’ piu’ bella visitata in India; pensate che c’e’ pure un bianco palazzo costruito al centro del lago che di notte viene illuminato da centinaia di candele e torce che lo fanno sembrare sostenuto da palafitte dorate: la sintesi perfetta del Rajastan. Dopo essermi rilassato le membra e riempito gli occhi lungo le sponde di questo incantevole lago mi sposto a Chittor, dove il forte e una serie di templi coprono la vasta superficie di una collina: la zona e’ pressoche’ disabitata e negli edifici sono di casa le scimmie; anche a Bundi gran parte del forte e’ da ristrutturare e le stanze aperte ai visitatori sono poche: volendo ci si puo’ avventurare alla scoperta di antri segreti ma… attenzione ai pipistrelli che scendono vorticosamente dalla tromba delle scale!
Chiudo il mio tour del Rajastan a Jaipur, la capitale della regione, dove, finalmente, acquisto una nuova macchina fotografica. Mi serve, assolutamente, visto che mi sto per recare ad Agra, la citta’ del Taj Mahal, il monumento simbolo dell’India.
Il Taj è una vista che lascia senza fiato, a bocca aperta. Il mausoleo, interamente in marmo, si erge su una alta piattaforma, anche essa di marmo, per far si che come sfondo vi sia solo il cielo. E’ senza dubbio una delle meraviglie del mondo, nobilitata tutto intorno da fontane, giochi d’acqua e giardini curatissimi.

Poco distante da qui incrocio Delhi, la capitale, la megalopoli (10 e piu’ milioni di abitanti) ed e’ molto meno peggio di quello che mi aspettavo. Forse mi sono gia’ “fatto le ossa” in queste due prime settimane di India; ho la pelle sufficientemente dura e riesco a tollerare il caos, l’affollamento, lo sporco e lo stress arrecatomi dai procacciatori d’affari. Appena esco dalla zona turistica, la riserva di caccia di tassisti e assillatori, Delhi mi mostra la sua faccia tranquilla, importante, da vera capitale: lunghissimi e enormi viali attraversano il quartiere degli edifici governativi; verdi parchi fanno da cuscinetto tra un quartiere e l’altro; e c’e’ pure una nuova, linda, efficiente, metropolitana! Che lusso, dopo tutti quei traballanti spostamenti in auto-rickshaw.

Dalla capitale politica a quella religiosa: Varanasi, la citta’ sacra sulle sponde del Gange. Ogni angolo trasuda spiritualita’, misticismo. Per molti induisti questa e’ l’ultima stazione della vita terrena: morire a Varanasi e’ di buon auspicio. La citta’ – secondo alcuni storici la piu’ antica del mondo – nasconde centinaia di templi e luoghi di preghiera.

Lungo le sponde del fiume la popolazione e i pellegrini si ritrovano ogni mattina per praticare la puja (preghiera), per fare i panni, per lavarsi. Potere assistere a questo spettacolo, all’alba, dal Gange, su una barca a remi e’ una esperienza particolare; la mistica Varanasi e’ ancora nascosta dalle nebbie e si rende percepibile solo grazie al suono delle campanelle agitate dai fedeli. Per molti Varanasi e’ l’India all’ennesima potenza: santoni dai lunghi capelli e dai visi colorati, vacche sacre ovunque, yoga, meditazione, incantatori di serpenti; mancano solo gli elefanti: purtroppo le vie del centro storico sono troppo strette per consentire loro il passaggio! Dopo tutto questo tempo speso in citta’ tra folle di persone e con pochi attimi di pace ho bisogno di una pausa. O meglio, di un’oasi. Niente di meglio allora del Kahna National Park, uno dei parchi nazionali piu’ grandi dell’India. Scelgo di dormire in un lodge all’interno del parco; un posto bellissimo: silenzio, pace, tranquillita’. Le giornate sono calde e oziose mentre la notte e’ nera come il carbone e nasconde la vita, feroce, della giungla.
All’alba di una mattina mi sveglio per alcune ore di safari in jeep all’interno del parco. Lungo la strada scorgo enormi ragnatele intrise di rugiada e una sottile nebbiolina avvolge la fitta vegetazione. La giungla si sta svegliando e in lontananza si avverte il rumore provocato da un gruppo di scimmie. Con l’avanzare della mattina i primi gruppi di antilopi iniziano a popolare le vaste praterie al centro del parco. I mie occhi sono ben svegli, in attesa della tigre, vera regina della foresta. E sono fortunato: preceduta dalle grida isteriche di alcune scimmie, una tigre spunta dalla radura proprio in fronte alla jeep. Wow. Mi manca il fiato! Immortalo questo momento magico prima che la tigre scompaia per sempre nelle tenebre della giungla.

Il mio itinerario di viaggio mi porta quindi verso nord e all’ultima stazione di soggiorno in India: Darjeeling, una cittadina a 2100m di quota, nella regione del West Bengal, famosa per le sue piantagioni di the. E’ un posto tranquillo, immune dalla confusione che ho avvertito in altre citta’ indiane. Si respira una aria d’altri tempi, probabilmente grazie ai numerosi edifici vittoriani e alle tante testimonianze lasciate dal passato coloniale inglese. Qui e’ ancora possibile praticare il rito dell’high tea e passare interi pomeriggi a stringere una bollente tazza di the. Gia’, e’ proprio quel ci vuole; il clima infatti e’ molto fresco e per la prima volta ho la netta sensazione di avere abbandonato una lunga estate, iniziata a meta’ luglio, quando ho intrapreso il viaggio. In meno di 24 ore la temperatura e’ crollata, da quasi 30 gradi a meno di 10 e il fisico non ha ancora avuto il tempo per abituarsi.
A Darjeeling gusto con piacere gli ultimi sapori della cucina indiana: pietanze esotiche, speziate e deliziose che mi hanno accompagnato per quasi sei settimane. Mentre con il corpo sono ancora in India, seduto intorno a un tavolo, davanti a un succoso piatto di chicken tikka masala, con lo sguardo posso già cogliere, dalle cime di queste colline, i tratti del Nepal, la mia prossima destinazione; e il pensiero gia’ inizia a esplorare.

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