10° Puntata – Giungla cambogiana

In Cambogia la storia cambia. Il Paese rivela ben presto il suo volto: sembra un’opera lasciata a meta’ o in perenne costruzione. Strade scassate e spesso invase dai rifiuti; case dai muri scrostati; vecchi edifici sul punto di crollare; una generale sensazione di trascuratezza.

E qui, la storia cambia. Il Paese rivela ben presto il suo volto: sembra un’opera lasciata a meta’ o in perenne costruzione. Strade scassate e spesso invase dai rifiuti; case dai muri scrostati; vecchi edifici sul punto di crollare; una generale sensazione di trascuratezza. Prima di raggiungere Phnom Penh, la capitale, faccio una sosta a Kratie per ammirare i delfini d’acqua dolce del Mekong; che simpatici sono, con quella testona bianca e tozza!

A Phnom Penh si respira ancora un’aria da selvaggio West, gia’ descritta da un viaggiatore nel 1998 nelle pagine di un piccolo libretto molto diffuso nelle guesthouse della citta': si paga quasi tutto in dollari americani, circola parecchia droga, i locali a luci rosse non si fanno fatica a trovare ed e’ possibile organizzare escursioni a poligoni di tiro! La struttura sociale cambogiana, se non assente, e’ senza dubbio disordinata: la classe media praticamente non esiste, il sistema politico e’ estremamente corrotto e in circolazione si vedono solo motorini o lussuosi SUV. L’economia si regge in piedi grazie a sussidi e fondi umanitari provenienti da organi sovranazionali ma, da quel che ho potuto vedere, probabilmente non tutto il denaro finisce là dove ce ne sarebbe piu’ bisogno.
Cio’ nonostante, o forse proprio a causa di questo lato oscuro, parecchi viaggiatori si fermano in citta’ piu’ del dovuto (settimane…) mentre basterebbe una permanenza di 2 o 3 giorni.

Come avrete potuto capire, la perla culturale della Cambogia non si trova nella sua capitale ma e’ da ricercarsi piu’ a nord, non lontanto dal confine con la Thailandia: qui sorge la splendida struttura di Angkor Wat, una volta capitale dell’impero Khmer; un complesso composto da decine e decine di antichi templi, alcuni ancora stretti nell’abbraccio di una fitta giungla. Non basta un giorno per assaporare questo magico posto; ce ne vogliono almeno 2, meglio 3. I singoli templi sono a volte molto grandi e vanno visitati con calma; inoltre le distanze da una rovina all’altra si contano nell’ordine dei kilometri. Grazie ad un fido moto-tassista mi sono giostrato tra i templi e le folle in un caldo clima da Indiana Jones. Essendo il luogo piu’ turistico della Cambogia ogni anno viene visitato da oltre 2 milioni di persone; cio’ spiega la nascita e lo sviluppo della citta’ satellite di Siem Riep dove i visitatori alloggiano e possono trovare ogni sorta di servizio: ristorazione, shopping, centri benessere, divertimenti.

Nell’ultimo giorno della mia visita mi godo un affollato tramonto tra le rovine che mi congeda da Angkor Wat e la Cambogia… e’ gia’ tempo di un nuovo Paese!

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