15° Puntata – Ritorno in Malesia

Lascio Singapore dopo 5 giorni, carico dei ricordi delle serate in compagnia del mio amico, con una nuova macchina fotografica e un visto di 60 giorni per l’Indonesia. Torno in Malesia per passare un paio di giorni al mare, lungo la costa orientale. Sono a Cherating, una tranquillo villaggio con una bella spiaggia di sabbia bianca e palme da cocco; e’ un posto dove le enormi tartarughe marine vengono a deporre le proprie uova. Ci sono pochi viaggiatori in giro e ho occasione di vedere come ci si comporta in spiaggia in un paese musulmano. Al mare si va vestiti: gli uomini in bermuda e t-shirt mentre le donne in abiti tradizionali; quest’ultime non si tolgono il velo nemmeno per fare il bagno!

La prossima tappa prevede la visita al Parco Nazionale di Taman Negara, nel cuore della penisola malese. E’ un’area di foresta pluviale vergine ed e’ la prima volta che ne visito una. Le dimensioni degli alberi sono impressionanti con chiome che, unendosi le une con le altre, bloccano i raggi del sole, costringendo il sottobosco ad una perenne penombra. L’umidita’ ti si attacca alla pelle, sprigionando torrenti di sudore. Decido di passare una notte nella giungla, in un rifugio sopraelevato (posto a 5 metri di altezza e sorretto da colonne di cemento), celato dalla vegetazione. La cosa che mi colpisce maggiormente – oltre alle sanguisughe che, tra le trame dei vestiti, riescono a infiltrarsi fino nelle mutande – e’ il fatto che nella foresta si sentono un sacco di rumori ma non si vede nulla; e la cosa, soprattutto se si cammina da soli, puo’ mettere a disagio. Ci dovrebbero essere tigri, elefanti, rinoceronti, forse delle pantere, ma in due giorni di trekking gli unici animali che vedo sono un uccello colorato e una vipera! Altrimenti solo suoni, suoni e suoni che, mischiandosi tra loro, creano un costante ronzio, molto simile a quello di una frequenza libera alla radio.

Ritorno a Kuala Lumpur in tempo per assistere al Gran Premio di Formula 1 e fare scorta di medicinali (pillole anti-malariche) prima del viaggio in Indonesia.
Mi porto quindi a Melacca e mi godo gli ultimi giorni in territorio malese. La cittadina, lungo la costa dell’omonimo Stretto, presenta ancora molti edifici del periodo coloniale olandese e portoghese oltre al pittoresco quartiere di Chinatown (molto piu’ autentico di quello di Singapore!). Giustamente viene definita la capitale culturale della Malesia. Di certo e’ un’ottima base per approfondire la storia del paese e per osservare – come accade anche a Georgetown – il mix etnico malese.

Siamo alla fine di marzo quando mi appresto ad imbarcarmi sul traghetto che, in poco piu’ di 3 ore, mi portera’ a Dumai, sull’isola di Sumatra. Mi appresto a lasciare il continente asiatico per 2 mesi di viaggio nell’arcipelago indonesiano.

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