In viaggio tra Thailandia e Laos – II parte

(Seconda Parte)

Il proprietario gentilissimo ci spiega come fare per il visto del Laos. 30 dollari per 15 giorni. Piu’ compriamo il biglietto per lo slow boat che in 2 giorni ci porterà a Luang Prabang. Facciamo una lunga passeggiata lungo il Mekong, guardiamo il laos dall’altra parte e aspettiamo con impazienza di varcare il confine.

Ci svegliamo presto, c’è il sole la colazione sul bordo del mekong è veramente suggestiva. Alle 9 prendiamo un battello e finalmente arriviamo a Huaexay. Le formalità alla frontiera sono un po’ lunghe e finalmente arriviamo allo slow boat. Le sedie consistono in un panca strettissima di legno. La barca è piena di turisti. Chiacchieriamo con gli altri e facciamo amicizia con una coppia di 60enni francesi in tandem in giro per 5 mesi in Asia del sud est. Sono veramente simpatici. Finalmente si parte. I paesaggi sono bellissimi, il Mekong è marrone( il colore è piu’ scuro rispetto alla Cambogia) ogni tanto spuntano delle insenature di sabbia bianca. La corrente è forte. Ci fermiamo nei villaggi per far salire o scendere dei paesani o semplicemente per portare del riso. I bambini ci sorridono e ci salutano. Sono poverissimi.

Fa abbastanza freddo e il cielo comincia a coprirsi. Verso le 18 arriviamo a Pak beng: piccolo villaggio dove ci fermeremo stanotte. Nel villaggio non c’e’ niente salvo guesthouses e ristoranti. Troviamo una guesthouse a 300 bath e, dopo aver infilato il maglione di lana con cui siamo partiti dall’Europa, usciamo. I laotiani sorridono, sono calmi, non invadenti. Ceniamo con i francesi che ci raccontano delle loro peripezie e andiamo a dormire.
Ci svegliamo all’alba, andiamo ad assistere alla cerimonia dei monaci che chiedono l’elemosina.
E’ un momento magico:tuniche arancioni che appena si intravedono nella fitta nebbia, ogni laotiano da qualcosa: soprattutto riso e altre sorte di cibo. Peccato solo che sia diventato troppo turistico: ormai ci sono gli autobus con i turisti muniti di macchina fotografica con flash che cancellano la spiritualità del momento i (esempio a Luang prabang).

Ripartiamo per Luang Prabang: altre 8 ore di battello attraversando paessagi sempre piu’ splendidi e fermandoci nei villaggi. Arrivaimo a Luang Prabang al tramonto. La città è carinissima, anche se molto turistica. Troviamo una gueshtouse con un po’ di fatica e andiamo a mangiare affamati dopo tutte queste ore di battello seduti su una piccolissima panca di legno.
Il giorno dopo c’e’ il sole: di giorno fa caldo, ma appena il sole scende, ci vuole il maglione di lana. La giornata è dedicata alla scoperta di Luang Prabang dei monasteri, il palazzo reale. Mangiamo sul bordo del fiume Nam Khan e sempre in bici andiamo a esplorare i villaghi intorno alla città in attesa del tramonto per salire al monte Phusi da dove c’e’ una vista bellissima del sole che tramonta nelle acque del mekong. La sera passeggiamo all’interno del mercato che ogni sera si forma sulla via principale: le donne delle tribu'; scendono dalle montagne e vendono soprattutto tessuti coperte lavorate a mano. Colori si confondono e i laotiani si distinguono ancora per la loro gentilezza anche nella contrattazione!

Il giorno dopo facciamo un’abbondante colazione (quanto é buono il caffè laotiano!) e ci organizziamo per la partenza di domani a Ventiane e per la vista nel pomeriggio alle cascate.
La visita è bella, ma corta. Il sole d’inverno scompare presto e alle 15 ormai il sito è tutto all’ombra. Non abbiamo il coraggio di bagnarci nelle acque cristalline, ma cerchiamo di salire il piu’ possibile in alto, senza pero’ arrivare all’ultimo step.

La sera mangiamo una grigliata di carne buonissima. I laotiani anziani ci parlano in Francese: sono gentili, ti chiedono della tua vita, e sorridono sempre! Quanto sono autentici!

Il mattino dopo sveglia all’alba per prendere il bus per Ventiane: 8 ore con una sola sosta per il pranzo, le montagne appaiono e scompaiono, il paesaggio è incantevole, attraversiamo villaggi di palafitte, la vegetazione è rigogliosa. Alle 4 arriviamo a Ventiane: difficile trovare una guesthouse, purtroppo finiremo per prendere una camera orrenda che cambieremo subito il giorno dopo. Ventiane non mi é piaciuta molto. Me lo avevo detto che è priva di fascino, niente a che vedere con Luang Prabang né per esempio con Phnom Pen in Cambogia.

Per due giorni cercheremo girando in bici, di trovare oltre ai monasteri qualcosa che possa lasciarci un ricordo positivo, ma alla fine dei due giorni nel rientrare in Thailandia attraverso il frindship bridge, del Loas ci mancheranno le persone, i sorrisi, i paesaggi , ma sicuramente non la capitale!

Dopo aver espletato le formalità alla dogana eccoci a Nong Kai dove prendiamo il treno di notte per Ayuttaya. Arriviamo (dopo aver dormito malissimo) a Ayuttaya alle 5 del mattino: lasciati gli zaini al deposito bagagli alla stazione, e dopo esserci procurati una cartina della città cerchiamo un posto aperto dove poter mangiare qualcosa. Alla fine troviamo una piccola guesthouse dove fare colazione, affittiamo delle bici e via alla scoprta di Ayuttaya; I templi sono belli, ma niente a che vedere con Angkor, visitata tre anni fa. Il tempo poi è brutto: il cielo è stranamente grigio e fa assai freddo.

La sera prendiamo il treno per BKK e arriviamo direttamente all’aereoporto dove in ritardo di 4 ore prendiamo una aereo per Ko Samui.
In realtà Ko samui doveva essere solo la tappa di una notte per visitare le isole di ko phangan e ko tao, ma il tempo non ci ha assistito. Il primo giorno ha piovuto ininterrottamente e i segni dell’alluvione di novembre erano tangibili: spiagge inesistenti, acqua ovunque!
Dopo aver affittato una moto abbiamo visitato un villaggio molto carino Bophut, un vecchio villaggio di pescatori, ora trasformato in zona turistica e visitato Chaweng.

Il giorno successivo il sole è uscito per qualche ora e allora ci siamo buttati al sole come delle larve: era il 24 dicembre. La giornata è continuata tra sole e nuvole, ma ci ha permesso comunque di cenare a lume di candele in spiaggia e festeggiare il natale con i piedi scalzi.
Il giorno dopo di nuovo brutto tempo decidiamo di partire per Kophangan, ma all’arrivo sull’isola la pioggia non ci darà pace fino al tramonto.

Il 27 decidiamo di tornare a samui e cambiare il biglietto aereo: non ha senso stare sotto la pioggia quando ci sono mille cose da vedere al nord. E poi detto sinceramente qui al sud sono molto piu'; aggressivi che al nord. La gente è meno simpatica meno autentica, ognuno cerca di fare i suoi interessi. Ko phangan ci è piaciuta molto, Ko samui no. E’ iper turistica, iper costruita, musica a palla ovunque, prostitute a ogni angolo di strada.

Decidiamo di andare a Kantchanaburi. Il posto è molto carino, lungo la riviera Kwai e circondato da montagne. Ci sistemiamo in una guesthouse gestita da tre ragazze carinissime e disponibilissime. Affittiamo una moto e ci facciamo dei lunghi giri nei dintorni. Evitiamo il trekking: ma facciamo un corso di cucina thai troppo divertente e utile. Visita al mercato, scelta degli alimenti e poi in cucina!

Il 29 dicembre torniamo a BKK, ci sono degli amici che ci aspettano.
Bkk è piena di gente, non riesci quasi a camminare per la strada.

Visitiamo tutto quello che non abbiamo visto i primi giorni, facciamo shopping e con Pitikan andiamo a visitare un mercato galleggiante fantastico e assolutamente sconosciuto ai turisti. E’ pieno di thai che vengono a comprare le verdure o che semplicemente fanno la pausa mangiando quello che le donne cucinano nelle barche.

La sera del 31 mangiamo con Pitikan in un ristorante molto carino. Poi festeggiamo la mezzanotte in strada e finiamo a bere un cocktail in una stazione di servizio che la sera si trasforma in un bar.

Il 1 si riparte. Che tristezza!

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