In giro per il Mali: “Au Mali y a pas de problème”

Perché L’Africa? E’ una domanda che in tanti mi hanno fatto dopo anni di viaggi in Asiaâ?¦
E perché il Mali? Una serie di circostanze, un film, un amico maliano che non smette mai di parlare del suo Paese e soprattutto la voglia di conoscere l’Africa nera, quella dei mercati, della gente, delle attività commerciali che si svolgono giornalmente sul Niger?

Dopo una lunga sosta a Casablanca che ci ha permesso di visitare un po’ la città e soprattutto la sua meravigliosa moschea, arriviamo a Bamako, capitale del Mali, in piena notte.
Che strana sensazione! Niente a che vedere con l’India.
Le strade sono vuote, non c’è nessuno che dorme per strada, non vedo animaliâ?¦ tutto sembra così tranquillo e ordinato.

Il primo mattino in Africa si rivela caldissimo: cielo blu e clima torrido. Dopo aver cambiato un po’ di soldi usciamo dall’albergo per andare a scoprire la città.
Bamako è una città caotica, senza alcun tipo di urbanizzazione, dove tutte le attività (come ovunque, in Africa) si svolgono all’aria aperta.
Andiamo a visitare il Museo nazionale e rimaniamo estasiati di fronte all’esposizione di tessuti (Bogolan e Indigo) che durante il viaggio avremo modo di vedere esattamente come vengono confezionati.
La giornata passa velocemente, camminiamo, esploriamo, e la sera cerchiamo una maquis dove ascoltare un po’ di buona musica maliana ( che sarà la compagna dei nostri lunghi viaggi in bus sui taxi broussè, ovvero ali farka touré, Rokia Traoré, Amadou et Mariamè ..) e consumare qualcosa di commestibile!
Il giorno dopo decidiamo di partire per Mopti, situata al centro del Paese. La distanza è di 600 chilometri e ci vorranno dieci ore di bus.
Un bus, ovviamente, senza aria condizionata e pieno di tuareg che da Mopti raggiungeranno poi Gao e Toumbouctou.

Il viaggio è veramente bello: chiaccheriamo con la gente, ci fermiamo sempre all’ora della preghiera, e, come capita sempre, ci ritroviamo per più di un’ora fermi nella brousse per cambiare una gomma. Quanto sono calmi e tolleranti i muslmani qui in Mali. Le donne non sono coperte e sono veramente rispettose della tua religione.
Il paesaggio è affascinante: terra rossa, arida, i baobab che spuntano ovunque e una lunga strada diritta che sembra infinita. Passiamo attraverso i villaggi e il quadro é sempre lo stesso… gli uomini a chiaccherare e le donne con i bambini sulle spalle che lavorano , camminano con legna, o acqua o altro sulla testa. La sera prima di arrivare a Mopti, nel corso di una sosta, mi renderò conto per la prima volta di quanto è bello il cielo stellato africano.
Le stelle sono talmente vicine che quasi le tocchi.

Arriviamo all’hotel che si chiama â??Y a pas de problèmeâ?â?¦. Nome veramente azzeccato visto che in Africa le due cose che ti vengono sempre dette sono: â??ça va Toubab?â? (Come stai, bianco?) e â??Y a pas de problèmeâ? ( Non c’è nessun problema). L’hotel è carino, c’è una meravigliosa terrazza e la sera crolliamo addormentati al riparo della zanzariera! Il giorno dopo, dopo esserci fatti consigliare da due coppie franco maliane, incontriamo la nostra guida per il trekking nel paese Dogon.
Si chiama Amidou ed è originario di Nombori, un bellissimo villaggio che visiteremo qualche giorno dopo. Decidiamo di unirci a altri tre turisti: due belgi, partiti per un anno per un giro da compiere tra Africa e Sud America, ed un francese, in giro tra Mali e Senegal da più di tre mesi. Dopo aver finito di mettere a punto l’organizzazione del trekking usciamo alla scoperta di Mopti.
La chiamano la â??Venise du Maliâ?: si trova infatti sul Niger e sul suo affluente, il Bani. C’è una moschea bellissima e l’attività fluviale è molto sviluppata. Ci sono piroghe e pinasses (barconi in legno con il fondo piatto, generalmente ricoperti da un tetto di stuoie) che partono verso il nord cariche di gente e di animali, c’è un grande mercato di pesce essiccato ed una grande moschea.

E’ difficile camminare da soli: tutti si fermano per proporci servizi o proporsi come guide: inutile rispondere che vogliamo stare per nostro conto o che non abbiamo bisogno di loroâ?¦ è una cosa che impareremo ad accettare nel corso del viaggio.
Durante la passeggiata lungo il Niger assistiamo al lavaggio di auto, di vestiti e dei montoni (altra costante del viaggio.. i montoniâ?¦che verranno poi sacrificati per la festa della Tabaski) e aspettiamo il momento di uno splendido tramonto circondati da bambini bellissimi.
Il giorno dopo ci alziamo all’alba per andare alla stazione dei taxi brousse e aspettarne uno per andare a Djenné per il grande mercato del lunedi’.

Djenné e’ una delle città più antiche e pittoresche dell’Africa occidentale. Ha una spettacolare moschea di terra, decine di scuole coraniche, migliaia di case, il tutto sotto la protezione dall’Unesco.
L’attesa non è lunghissima, ma, non essendoci più taxi brousse, siamo costretti a prendere un furgoncino che riempiremo stipati in venti persone!
Il viaggio è veramente duro, non riesco quasi a muovere le gambe e mi chiedo come fanno queste mamme con i loro bimbi in braccio ad affrontare questi lunghi viaggiâ?¦
Dopo quasi 4 ore arriviamo a Djenné, con le gambe a pezzi, ma rimaniamo estasiati davanti alla più grande moschea di terra dell’Africa occidentale. Inoltre, davanti alla moschea c’è il meraviglioso e più grande mercato: ci sono mille colori e puoi trovare di tutto. Ovviamente veniamo circondati da improvvisate guide che si propongono di farci visitare la città e alla fine esausti decidiamo di prenderne una per qualche ora. La scelta non è poi cosi’ sbagliata: la guida ci porta nel quartiere sudanese e marocchino e infine ci fa salire sul tetto di una casa per ammirare il panorama!
Camminiamo sotto il sole e facciamo il giro esterno della moschea che, in quanto luogo religioso, non possiamo visitare al suo interno, dirigendoci poi alla stazione dei taxi brousse per aspettare la prossima partenza per Mopti. Ci attendono altre 5 ore di viaggio, stretti come all’andata. Sul furgoncino incontriamo due svizzeri che lavorano per una ONG in burkina e le ore passano veloci chiaccherando della loro esperienza. Arriviamo tardi a Mopti, prepariamo un solo zaino (l’altro lo lasceremo in albergo) e ci riposiamo in vista del trekking del giorno successivo.
Visitare il â??pays Dogonâ? era veramente il nostro sogno… e non siamo rimasti delusi!
Il paese Dogon, ovvero le case antropomorfe, i villaggi fortificati, le grotte sepolcrali di Ireli, gli insediamenti abbarbicati alla falesia, i villaggi della piana con i loro Toguna dai sostegni di legno scolpito. Il paese Dogon, situato in questa zona impervia di pietre e di sabbia, è abitato da secoli con una ricca tradizione culturale e artistica famosa in tutto il mondo.
Ogni gesto della vita quotidiana è qui regolato da un codice che emana direttamente da Amma, divinità

Questi quattro giorni ci hanno dato delle emozioni fantastiche.
Quattro giorni di marcia, sulla falesia e ai piedi della falesia ( dove sono arroccati i villaggi dei Dogon).
Quattro giorni fuori dal mondo, senza elettricità, né acqua corrente, né autoâ?¦ Abbiamo vissuto seguendo la luce del sole, dormendo sui tetti sotto le magnifiche stelle del cielo africano, giocando con i bambini, visitando i villaggi e le scuole, stando a contatto con questo popolo ancorato a riti e credenze antiche. Le scuole del paese dogon sono fantastiche: in una classe ci sono una 60 di bambini che a volte fanno chilometri a piedi per raggiungerle (questo spiega perché nel paese dogon, come d’altronde in tutto il Mali, ci sono pochissimi bambini che vanno a scuola, (senza sbagliarmi mi pare di ricordare che sia solo il 30%). Tutte le lezioni sono in francese e i bambini cercano di imparare a parlare una lingua assoltamente sconosciuta a loro. In un momento bellissimo una classe di bimbi ha cominciato a cantare una canzone in francese… erano fantastici… é stato un momento emozionante… avevo gli occhi pieni di lacrime!

Abbiamo visto le donne (il pilastro della società africana) camminare sotto il sole a piedi scalzi con chili di legna sulla testa e i bambini sulla schienaâ?¦ Queste donne che ho tanto ammirato durante questo viaggio, che ho paragonato a delle regine per il loro magnifico portamento, per i loro bubou (abiti africani) coloratissimi. Quanto rispetto! E pensare quanto é difficile essere donna in Africa! Al di là delle mutilizioni alle quali ancora la maggior parte delle donne maliane viene sottoposta,( nonostante un legge recente sia entrata in vigore interdica le mutilizioni) bisogna pensare che in Mali sono poligami. Dunque le famiglie sono allargate e la vita per le donne non é certo facile visto che spesso si ritrovano a vivere con la seconda o la terza moglie!

Ho giocato a girotondo con bambini sempre sorridenti, abbiamo chiacchierato con Amidou, mi sono fatta intrecciare i capelli da alcune bambine che mi chiedevano come mai fossero cosi’ lisci. Sono stata in cucina con due donne ( cucina per modo di dire.. il cortile con un fuoco e una pentola) spose dello stesso marito a cercare di scambiare qualche frase mentre loro cucinavano gli spaghetti…. e io cercavo di farglieli scolare il prima possibile!!( eh si.. in mali mangiano riso, cucus e spaghetti…. incredibile, no????)
Abbiamo spiegato ad alcuni ragazzini che l’uomo è andato sulla luna o ancora che in Europa per passare da una parte all’altra delle montagne si costruiscono le gallerie. Era incredibile vedere le loro espressioni incredule!

Siamo rimasti senza parole alla vista della falesia e del desertoâ?¦
Abbiamo camminato per quindici chilometri al giorno. E’ stata veramente una esperienza fantastica.
I piani prevedevano il ritono a Mopti e la partenza per Timbouctou in fuoristrada per poi ridiscendere a Mopti in pinasse per tre giorni, ma purtroppo a causa di una zanzara maligna e di una salmonellosi (presa nonostante l’antitifica), i piani sono saltati. Per due giorni sono dovuta stare a letto.
Non posso che riconoscere che i medici africani sono stati competenti e mi hanno curata perfettamente.( raccomando a tutti di fare profilassi antimalarica, che devo dire mi ha salvata da un crisi di malaria).

E Amidou mi ha portato le medicine e la colazione nei giorni in cui ero a letto!
Due giorni dopo abbiamo potuto fare un giro bellissimo in piroga per visitare i villaggi Bozo (i pescatori) sul fiume Niger. E assistere a un ennesimo tramonto spettacolare!
Nonostante la debolezza dovuta agli antibiotici e alle medicine antimalariche, il viaggio è continuato.
Abbiamo deciso di riscendere verso Bamako fermandoci a Segou, in compagnia dei nostri amici belgi.
Segou, città che si estende sulle rive del fiume Niger, fu chiamata ‘la biancaâ? poiché i francesi, dopo la sua occupazione, costruirono innumerevoli abitazioni dipingendole di bianco, per distinguerle dalle sontuose abitazioni rosse dei possidenti locali e sottolineare così il passaggio di potere. E’ una citta calma, molto bella e ricca di storia. Famosa anche per le sue terracotte! A segou abbiamo dormito “chez l’habitant” a casa si Ibrahim! Quante chiaccherate la sera nel piccolo patio… momenti veramente ricchi di emozioni!
Purtroppo la nostra amica belga si ammala di malaria e, nonostante l’intenzione di fare ancora un po’ di strada insieme con loro, dopo tre giorni siamo costretti a separarci.
Scendiamo così di nuovo a Bamako, dove, prima di volare in Senegal, approfitteremo degli ultimi due giorni per scoprire un po’ meglio questa grande città africana che all’inizio non avevamo molto apprezzato e dalla quale eravamo subito partiti.
I due giorni passano tra giri nei mercati, chiacchere con i maliani e l’incontro con lo zio del nostro amico maliano, che si occupa di noi come fossimo dei principi.
Passiamo l’ultimo giorno in un grande mercato malianoâ?¦tra un po’ di compere (tessuti) e tanta tristezza.
Guardo tutti questi colori e mi domando come farò a riabituarmi al grigiume del cielo e della vita in Europa.

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