Intervista a Renzo Garrone

Nel nostro viaggio attraverso il mondo del Turismo Responsabile abbiamo intervistato Renzo Garrone, uno dei fondatori del TR in Italia, di recente autore del volume “Turismo Responsabile. Nuovi paradigmi per viaggiare nel Terzo Mondo”.

In sintesi chi è Renzo Garrone?
Ho 52 anni, da quando ne ho 19 viaggio nel Sud del mondo, prima per passione a livello privato, poi negli anni questa cosa è diventata una professione: ho fatto giornalismo free lance e poi da una ventina di anni lavoro con il Commercio Equo e Solidale. Io ed i miei collaboratori abbiamo formato l’Associazione RAM, una delle sedi centrali di importazione del commercio equo e che realizza materiali culturali in relazione a progetti ambiente e anche turismo.
Da 15 anni a questa parte invece c’è anche il filone del Turismo Responsabile di cui mi occupo.

Deliniamo il carattere del viaggiatore. Narcisismo, capacità di non affezionarsi a nessuno, curiosità. Sono questi gli ingredienti del vero viaggiatore?

Narcista no. Non credo sia un ingrediente indispensabile per viaggiare, anzi il narcisismo è un aspetto del carattere non piacevole. Una persona narcisista è una persona che si ferma al proprio ego, invece penso che nella vita bisognerebbe andare oltre.

La capacità di “avere tutti nel cuore, ma nessuno troppo”, sì in teoria può essere una bella cosa (è scritto anche nei libri di saggezza orientale), ma nella pratica invece, è bene tenere delle persone nel cuore in particolare e, al contempo, cercare di avere dei buoni rapporti con tutti.

La curiosità, la voglia di spostarsi perché ti senti bene facendolo sì è un ingrediente del viaggiatore. C’è gente per la quale spostarsi significa un periodo, una vacanza, uno spazio di tempo determinato per poi tornare alla propria occupazione principale. Per me, invece, viaggiare è un’occupazione principale, una cosa che mi fa stare bene e che cerco di fare anche quando sto nei posti dove risiedo.

Viaggiare, infatti, è anche partire la mattina a piedi, farsi una camminata e fare una via che ancora non hai fatto, che non conosci.

Viaggiare è anche partire in autobus ed andare in un quartiere di periferia che non conosci, spinto dalla curiosità di vedere un luogo nuovo. Insomma quando ti batte il cuore per spostarti.

Oggi si parla di Turismo Responsabile, Turismo Sostenibile, Eco Turismo, Slow Travel. Sono tutti sinonimi, un abuso di termini senza alcun fine?

Dipende. Per me Turismo Responsabile è un livello qualità, che comprende tutti questi termini. Però c’è chi fa un distinguo tra questi termini. Le parole sono parole del resto. Poi contano i fatti.

Per me il Turismo Responsabile è un ombrello, un complesso che comprende i termini Turismo Sostenibile, Turismo Solidale, Turismo Compatibile, Turismo Equo, perchè anche se di fatto dal punto linguistico non sono sinonimi, dal punto di vista della pratica gli utenti e proponitori di Servizi utilizzano indifferentemente i termini con grande confusione.

Turismo Responsabile riassume tutti questi termini, è un concetto che esprime un pò tutte le valenze a cui questi termini fanno riferimento. Ossia: un viaggo diventa sostenibile se è equo per la gente del luogo di destinazione e per i viaggiatori economicamente, ma è anche sostenibile se lo è ambientalmente. Un viaggio responsabile necessariamente deve essere ecologico, sennò non è responsabile!
Chiaramente bisogna fare attenzione più ai fatti, che ai termini.

Il concetto di Turismo Sostenibile ha avuto più successo degli altri termini, soprattutto fuori dall’Italia. Se ne parla dal 1990, in relazione al concetto di Sviluppo Sostenibile. Affichè si potesse continuare a spingere verso quella direzione da puto di vista dell’establishment allora è stata inventata la formula del Turismo Sostenibile. Ma sono formule, dove sono i fatti ?

Non c’è il rischio che il Turismo Responsabile e concetti simili siano solo un modo per inventarsi un nuovo filone di business?

Sicuramente sì, ma soprattutto sono le Multinazioniali che si appropriano di questi termini, come sostenibile, per riverniciare i loro prodotti, forti di un marchio che è molto consistente.

Le piccole associazioni, i piccoli operatori non hanno tutte queste possibilità di vendersi sul mercato a questo livello, ma è anche vero che possono essere “approssimativi”, più che “impostori”.
Bisognerebbe sentire i consumatori, intervistarli su come si trovano rispetto ai prodotti.

Ma esiste il rischio! Turismo Responsabile è una serie di concetti precisi, quindi bisogna vedere se questi concetti vengono relamente applicati dagli operatori.
In assenza di un marchio di certificazione non c’è nessuna controprova che le cose stiano effettivamnte così. Siamo al paradosso che gli stessi raggruppamenti che dichiarano se stessi di Turismo Responsabile, per es AITR, vengono visti come “garanzia”.
E, ragionevolmente, dentro questi raggruppamenti ci sono persone che si muovono verso questa garanzia, ma non esiste la garanzia certa, perché non esiste un marchio con una terzietà di giudizio.

Viaggiare Responsabili. Lo spostamento in sè include un minimo di impatto ambientale (ad es l’aereo inquina), la mano dell’uomo intacca sull’ambiente inevitabilmente. Allora per essere davvero “responsabili” allora bisognerebbe non spostarsi e rimanere a casa?

Beh, il gioco vale la candela. La contraddizione esiste, l’hai notata. Anche il Viaggiare Responsabile ha la contraddizione, ad esempio, dell’aereo. Nel mio libro è ampiamente raccontato. L’OMT (Organizzazione Mondiale del Turismo) da anni fa simposi e convegni, pensiamo alla Conferenza di Djerba sul clima, alla nascita del IPCC (Internartional Panel of Climate Change).
Si comincia a ritenere gli aerei responsabili di questi impatti ambientali, ci sono soluzioni solo palleative, ad esempio la compensazione di inquinamento con il versamento volontario di importi economici con cui organizzazioni terze (ad esempio esiste Atmosfere in Germaria e Svizzera) che finanziano progetti nel Sud del mondo, che dovrebbero fare l’offset di queste emissioni. Ma chiaramemte sono palleativi, nel senso che tu emetti tanta CO2 e poi pianti tanti alberi per ridurre questa CO2. Di fatto, però, la CO2 è entrata.

Sono cose meglio di niente. Si parla di accompagnare questi programmi per l’offset delle emissioni a programmi di sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

Il consumatore deve sapere, ad esempio, che l’aereo proporzionalmente inquina più per le brevi distanze. Cioè se tu fai 600/700 km bisognerebbe non volare, ma ricorrere al treno.
In alternativa, sicuramente, se uno vuole stare a casa fa bene. E’ l’aspetto più diretto, dall’altra parte, ripeto da 30 anni, l’unica cosa che può davvero ridurre l’impatto ambientale dell’aereo è utilizzare nuove tecnologie, che non utilizzino più il motore a scoppio: questa è l’unico modo di risolvere il problema della CO2.

Vuoi che non riusciamo a creare un motore ad idrogeno che non riesca a farci viaggiare puliti? Viaggiare e’ una straordinaria opportunità per gli esseri umani. Sul mio libro è raccontato quali sono le soluzioni che Atmosphere suggerisce di utilizzare per ottimizzare i risultati delle emissioni, minimizzarle.

Il fenomeno dei “Viaggi fai da te” costituisce una nicchia? Tu li snobbi?

Certo che è rilevante, non a caso quello che va a ruba sono i libri che ti danno gli indirizzi di dove andare. Che poi questi viaggi vengano fatti davvero bene non so. Però il fenomeno commercialmente non è una nicchia, anzi è un boom. Piuttosto i viaggi organizzarti rischiano di crollare. Oggi tutti vogliono fare quello che gli gira per la testa. Anche il vostro sito vuole a fare questo, no�

Turismo Responsabile è conciliabile con i “Viaggi fai da te” o bisogna farli per forza con le Associazioni?

Non bisogna farli per forza con le Associazioni. Sarebbe ridicolo pensare che noi vogliamo egemonizzare il mondo perché parliamo di Turismo Responsabile.
Turismo Responsabile può essere fatto da chiunque abbia del sale in zucca, se racconglie il sugo di questi principi, che sono una dimensione umana, una dimensione equa economicamente parlando, una disposizione di tempo, una dimensione in cui inquini il meno possibile.

Questo si può fare in gruppo, in coppia, in 40, ma è vero che tutti hanno gli strumenti per fare questo?
Il “fai da te” ha senso se hai gli strumenti. O meglio ha senso sempre, perchè uno si diverte, ma il Turismo Responsabile vuole stabilire dei rapporti e per far ciò devi avere gli elementi per fare un viaggio con un pò di approfondimento.

Cosa ne pensi del modello “Avventure nel mondo”? Dal tuo punto di vista sono incompatibili con AITR?

Non sono incompatibili. Ci sono stati contatti. Loro non hanno mai voluto diventare Soci di AITR. Bisognerebbe colloquiare. So che quando ci si è trovati, le cose non sono andate a buon fine.

Sei uno dei fondatori di AITR, ci puoi descrivere questa Associazione?

AITR è nata come punto di riferimento, forum di discussione su cosa fosse il Turismo Responsabile. Quando ci siamo messi d’accordo su cosa fosse il Turismo Responsabile, è stata varata una Carta nel 97, l’abbiamo cominciato a gestire, ad associare i Gruppi che dovrebbero comportarsi così. E’ un’associazione di categoria che mette insieme operatori che dovrebbero avere in comune interessi, ma sono anche molto diversi al loro interno. Ci sono operatori che fanno viaggi in Italia, altri all’estero, altri ancora non fanno viaggi, quindi la convivenza non è facile. Ma c’è questa carta, una per l’estero e l’altra per l’Italia, che sintetizzano i principi.

Cosa funziona e cosa non funziona in AITR?

Secondo me la certificazione è difficile. Non ci sono garanzie terze, oggettive, che coloro che fanno viaggi in un certo modo li facciano davvero in maniera responsabile.
Purtroppo all’interno di AITR non è riusciti a varare questa certificazione, non si parlano le stesse lingue.
Ricordiamo poi che la certificazione costa. Ci sono tanti marchi nel mondo e funzionano molto poco nel turismo.

E’ un discorso complesso. Io non credo nelle certificazioni: se tu devi certificare la farina biologica vai nel campo, fai le analisi e sei abbastanza tranquillo.

Ma se devi certificare alberghi, operatori, incontri con componenti umane, hai difficiltà.
Un circuito di 20 giorni, che ha così tanti fornitori di servizi all’interno, è molto difficile testarlo, perchè è un processo dinamico, di una complessità pazzesca. E’ costosissimo testarlo da parte del soggetto terzo.

Gli operatori piccoli non hanno i soldi per poter pagare. Solo le Multinazionali li hanno. E questo significa la certificazione potrebbe diventare uno strumento di immagine in mano a chi non ha la minima intezione di fare turismo responsabile.

Peraltro noi ci saremmo accontentati di molto meno, ossia di pochi criteri testati dai consumatori. Ma anche questo non è passato all’interno di AITR.

Copyright © 2007 - All Rights Reserved

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: