Da solo, in moto, sulla cima del mondo

Tour operator ed Internet ci hanno abituati a potere e a volere definire tutto dei nostri viaggi. Ma questo toglie il gusto per l’avventura, e il piacere di capire un luogo adattandosi alle sue forme…
Per fortuna c’è ancora chi riesce ad affrontare un’esperienza come il viaggio in maniera spontanea e naturale, anche troppo forse, tanto da rasentare l’incoscienza pura.

Troppo spesso si tende ad affrontare un viaggio con eccessiva meticolosità. Tour operator ed Internet ci hanno abituati a potere e a volere definire tutto, dalla perfetta sincronia delle coincidenze volo – mezzi pubblici alla prenotazione del tavolo del ristorante direttamente dal sito.
Bello certo, ma spesso si perde un po’ il gusto dell’avventura e, soprattutto, il piacere di capire un luogo adattandosi alle sue forme.

Per fortuna c’è ancora riesce ad affrontare un’esperienza come il viaggio in maniera spontanea e naturale, anche troppo forse, tanto da rasentare l’incoscienza pura.
E’ questo il caso di Gaurav Jani, un ragazzo di Mumbai che ha fatto del viaggiare la sua vita.
Gaurav è un ragazzo indiano di circa trent’anni lavora in una troupe cinematografica che sta filmando nel bel mezzo della giungla indiana. Immerso nella natura scopre di avere due grandi passioni nella vita: il cinema e viaggiare.

Gli viene l’idea di girare un documentario sul Changthang, uno dei deserti più alti e freddi del mondo, 4500 metri sul livello del mare a metà fra Himalaya e Karakorum, abitato da poco più di 5000 Changpa distribuiti su una superficie di 30000kmq. Quella dei Changpa è una popolazione nomade dalle tradizioni e dalla cultura praticamente sconosciuti. Gaurav propone la sua idea a molti produttori (fra i quali anche Discovery Channel), ma nessuno gli da fiducia.
Gaurav si pone allora una semplice domanda: cosa mi serve per fare questo documentario da solo?

La lista è molto semplice:
una moto per arrivare in Changthang, una tenda da campeggio, una telecamera e poco altro fra vestiti, provviste e ricambi.

Così racimola un minimo di fondi coinvolgendo parenti ed amici e si compra una telecamera professionale. Non avendo mai fatto l’operatore Gaurav legge semplicemente il manuale delle istruzioni e al momento della partenza è convinto che la parte più difficile del viaggio sarà vincere l’imbarazzo del parlare davanti all’obiettivo.

Gaurav parte da solo con la sua moto, “Loner” (solitaria), una Royal Enfield modello Bullet. E’ una moto anglo-indiana che viene costruita alla stessa maniera dagli anni ’60, quando gli inglesi trapiantarono la fabbrica nella ex-colonia. Questa moto viene prodotta ancora oggi in maniera identica ad allora, secondo la filosofia indiana del â??se funziona perché cambiarla?â?

La Bullet è una moto d’altri tempi ed il suo carattere è incredibilmente vicino a quello degli indiani: lenta, ma inesorabile, paziente e caparbia. E’ quindi senza alcun tipo di preoccupazione che Gaurav si prepara ad affrontare i 70 giorni ed i 5000km del suo viaggio in un luogo sperduto e duro, senza alcun tipo di supporto o di contatto sul posto. L’itinerario viene deciso su una cartina e per il resto Gaurav si affida al GPS più vecchio e sicuro del mondo: chiedere indicazioni per strada.

Il suo abbigliamento è in perfetta linea con l’impresa: un casco, scarpe da ginnastica e qualche maglione.
Il percorso parte da Delhi, prosegue verso l’Himalaya e lungo le strade i cartelli parlano chiaro: â??Nessun distributore di benzina per i prossimi 365kmâ?. Da qui in poi Gaurav si procurerà il carburante grazie alla generosità degli sporadici accampamenti della polizia di frontiera.
Ponti crollati, fiumi da guadare, freddo e mal di montagna non riescono a fermare Gaurav che insieme a Loner si ritrova fra alcuni dei paesaggi più belli del mondo. Affronta i leggendari Gata Loops: 21 strettissimi tornanti che salgono da 4200 ad oltre 4600 metri, ma giunge con successo a Tanglala un traguardo per ogni motociclista: il secondo passo percorribile più alto del mondo con i suoi 5359 metri.

Poco dopo raggiunge finalmente il Changthang e si dirige verso il punto più a nord per cominciare la discesa e attraversarlo tutto. Qui vive alcuni dei momenti più difficili come quando perde la strada in mezzo al niente e, completamente solo, si accampa in un luogo di fortuna affrontando la notte in una comunissima tenda da campeggio con 20 gradi sottozero.

Il risveglio è una piacevole sorpresa: un Changpa si accorge che Gaurav è in difficoltà e lo invita a mangiare nella tenda in cui vive con suo fratello, poverissimi non esitano a dividere il proprio cibo con un perfetto sconosciuto. Gaurav prende così contatto con i Changpa e si inserisce nella loro comunità. La vita dei Changpa è durissima, ma la serenità e la bontà di questa gente traspare dai sorrisi e dall’ospitalità. Gaurav riesce a cogliere l’essenza della vita dei Changpa e comunica con varie tipologie di persone: quelli che amano quel tipo di vita, quelli che l’hanno scelta, quelli che non la amano, ma sono stati costretti dagli eventi ad affrontarla e quelli che l’hanno abbandonata.

Gaurav esplora questa complicata società con le sue contraddizioni, i suoi cambiamenti, i suoi problemi e le sue bellezze con occhi discreti e rispettosi, senza giudicare, senza criticare,ma semplicemente osservandola, rispettandola e accettandola.

Il risultato è un film emozionante, diverso da qualsiasi cosa siamo abituati a vedere, lontano dal tipico documentario.

Gaurav non è solo viaggiatore, ma anche operatore e gira tutte le scene del film da se, anche quelle in moto. Ha avuto la pazienza di organizzare ogni scena piazzando la telecamera in un particolare punto, accendendola, salendo sulla moto e rifacendo l’intero tratto di strada per farsi riprendere. Nonostante tutto neanche gli episodi più duri riescono a scoraggiare Gaurav, anzi ne aumentano la determinazione, tanto che trova sempre e comunque la forza e la lucidità per riprendere ogni momento, anche quelli di maggiore sconforto.

Le immagini del film di Gaurav incantano e tolgono il respiro. La semplicità e l’umiltà con le quali ha affrontato il viaggio si respirano pienamente nelle inquadrature ferme e asciutte, dove niente se non il fischio del vento può commentare così tanta bellezza. E’ uno sguardo su una parte di mondo incantevole, dai paesaggi mozzafiato, dalla durezza affascinante, raccontata con immagini semplici, ma efficacissime.

E’ proprio per merito di questa contemplazione muta e silenziosa che lo spettatore ha la sensazione di essere li nel Changthang insieme a Gaurav. Anche i dialoghi e le esperienze con i Changpa sono sempre riprese con discrezione, senza alcuna imposizione o semplice invadenza, la stessa apertura ed umiltà che hanno permesso a Gaurav di entrare a far parte della vita nomade con una naturalezza commovente.

Colpiscono esperienze come la cerimonia religiosa per l’invocazione della pioggia (e che ci crediate o no la pioggia arriva davvero) o l’ingresso in un tempio remoto che ha negato l’accesso Discovery Channel. Gaurav compie anche un’impresa nell’impresa: supera il più alto passo percorribile del mondo, mai raggiunto in precedenza da nessun motociclista solitario: Marsimek La a 5679 metri.

C’è anche l’occasione di prendere contatto con la realtà dei profughi Tibetani scappati durante l’invasione cinese e anche qui Gaurav non giudica ne si intromette nella questione politica.
Mostra il lato più bello di questa gente ancora orgogliosa e fiera e mette in evidenza la generosità dei Changpa che non hanno esitato a dividere quel poco che avevano con i loro fratelli Tibetani in difficoltà.
Insomma un viaggio eroico, estremo, ma pieno di emozione e umanità perfettamente trasmesse dalle riprese fatte da Gaurav.

La semplicità di Gaurav insegna una cosa: quello che serve davvero per viaggiare nel più profondo dei sensi sono solo un gran cuore ed una gran voglia di esplorare e conoscere!

Il film ha vinto numerosissimi premi in tutto il mondo e in Italia è stato recentemente proiettato al Festival del Cinema di Pesaro.
Se volete vederlo non dovete fare altro che ordinarne una copia in DVD sul sito www.dirttrackproductions.com , aiuterete Gaurav a restituire i soldi ai suoi amici e vi assicurerete un’ora e mezza di emozioni autentiche.

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