8° Puntata – Hong Kong, Macau, Cina e… Vietnam!

Lascio Hong Kong con dei bellissimi ricordi: una citta’ elettrica, frizzante, multiculturale. Quindi una breve visita a Macau dove, oltre a fare un giro nelle decine di casino’, sbrigo le pratiche per un ulteriore visto turistico cinese: e’ il terzo da quando ho lasciato l’Italia!

Lascio Hong Kong con dei bellissimi ricordi: una citta’ elettrica, frizzante, multiculturale. Con piacere ho potuto rivedere un amico di vecchia data, ora stabilitosi, per lavoro, in questo fantastico posto. Lunghe giornate, lunghe notti, alla scoperta dei mille volti e delle mille luci di Hong Kong.
Quindi una breve visita a Macau dove, oltre a fare un giro nelle decine di casino’, sbrigo le pratiche per un ulteriore visto turistico cinese: e’ il terzo da quando ho lasciato l’Italia! I casino sono enormi e la quantita’ di slot e tavoli e’ impressionante. L’anno scorso la citta’ ha superato Las Vegas in quanto a profittabilita’ del tavolo verde. Qui si viene per giocare e i cinesi, da veri appassionati, ci danno dentro. Io mi limito ad osservare, attento a non bruciarmi il budget del viaggio. Tra le follie di Macau vi cito il Grand Lisboa, un vertiginoso casino-albergo a forma di fiore e il Venetian che, come suggerisce il nome, riproduce fedelmente Venezia e i suoi canali; la foto d’obbligo per me e per le tante coppie di neo sposi di passaggio e’ sotto il campanile di S.Marco!
Macau non e’ solo gioco dazzardo; come ex colonia portoghese conserva ancora interessanti vestigia del passato, soprattutto chiese e palazzi, in un ottimo stato di conservazione.
Dopo la visita a Macau trascorro un paio di giorni in Cina, un brevissimo passaggio, necessario, per raggiungere Vietnam e Hanoi. Qui alloggio nel vecchio quartiere francese e a momenti mi sembra proprio di essere tornato in Europa, in una Parigi decadente e un poco trascurata, non fosse per quegli occhietti a mandorla da tutte le parti. Due cose mi colpiscono della capitale vietnamita: la quantita’ spropositata di motorini e la birra alla spina piu’ economica che io abbia mai bevuto (20 centesimi di euro al boccale!). Gli scooter sono ovunque e non si fermano mai; inutile attendere un attimo libero prima di attraversare una strada; bisogna immettersi nel traffico e, molto lentamente, farsi largo fino alla sponda opposta; le moto ti schivano davanti e dietro, senza mai toccarti; e’ incredibile!
E’ Natale, ma qui in Vietnam e’ difficile accorgersene; ogni tanto si incrocia qualche vietnamita con un buffo cappello da Babbo Natale ma l’immagine piu’ ricorrente non e’ quella di Santa ma il viso di Ho Chi Minh, che qui tutti ricordano con affetto come lo zio Ho. Il suo mausoleo e’ tuttora meta di devoti pellegrinaggi.
Il quartiere francese e’ veramente vivace di giorno; a tratti un bazaar a cielo aperto, con molti ambulanti intenti a trafficare a piedi o in bicicletta. L’intraprendenza vietnamita può essere spiazzante: spesso ci si imbatte in alberghi, ristoranti, caffe’ o agenzie viaggio tutti con la stessa insegna; ma che succede? E’ il fenomeno degli esercizi-fotocopia: i locali di successo vengono clonati ed e’ difficile capire dove si trovi quello originale; lo si puo’ individuare solo conoscendone l’indirizzo esatto!

A Hanoi ho fatto un po’ di ricerche su internet e ho scoperto che hanno aperto da poco una nuova frontiera tra Laos e Vietnam. Mi sposto quindi in quella direzione, verso il Nord Ovest del Paese e in 2 giorni raggiungo Dien Bien Phu; sto uscendo dalle rotte battute e scopro un calore umano che a Hanoi non avevo avvertito; i sorrisi delle persone e soprattutto dei tanti bambini sono genuini e fanno molto piacere; mi godo questo momento di popolarita’ per il fatto di essere il marziano della situazione. Passo giornate in solitudine, nel senso che non incontro altri viaggiatori stranieri. Raggiungere il confine si rivela abbastanza avventuroso. L’unico mezzo pubblico (un minibus da 12 posti) e’ partito da Dien Bien alle 4 mattina e l’alternativa che mi rimane è quella di organizzare un passaggio in mototaxi per coprire gli ultimi 32km che mi separano dal Laos. La strada si inerpica lungo una cresta di colline ricoperte di fitta vegetazione e, raggiunta la sommita’, termina al posto di frontiera. Sul lato vietnamita sono l’unico di passaggio mentre, giunto in Laos, incontro la comitiva di viaggiatori, tra i quali alcuni stranieri, partiti all’alba con il minibus (ora e’ mezzogiorno) e ancora bloccati in dogana a causa di una disputa sui dazi doganali a carico dell’autista. Mentre loro sono ancora in attesa del via libera io salto sul primo camion di passaggio in un clima di rilassatezza assoluta; i doganieri sembrano infatti piu’ interessati a grigliare i loro pesci avvolti in foglie di banana.

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