Una terra dalle mille contraddizioni

(Articolo pubblicato sul Blog di Excalibur, Essenza Indivisibile.)

Da giorni intendevo mettere mano e testa a questo post. Avrei voluto riportare le impressioni e le emozioni di questo ennesimo viaggio siciliano sul mio Moleskine tornando alla ruvida fidata carta come già mi era capitato in Francia, ma sempre qualcosa sopraggiungeva a distogliere la mia attenzione dai pensieri turbinosi che questa magnifica e contraddittoria terra evoca in me.

La Sicilia è uno strazio per i sensi, è una piovra che tentacolare ti inviluppa nelle sue magiche spire. I suoi paesaggi violentano la coscienza di ognuno facendola regredire ad uno stato primordiale, dove la natura a volte è ancora quella di un tempo, dove è facile immaginare come vivevano gli antichi perchè tante di quelle tradizioni sono ancora lì, radicate in maniera quasi ossessiva nel territorio.

Palermo è una giungla fatta di uomini, carne e cemento, e palme e un cielo azzurro che quando lo guardi ti sembra di essere in paradiso. Palermo è una kasba di voci e di umanità che pulsa dal mattino a sera senza sosta, con i suoi ritmi e suoi orari che sembrano fissi da secoli.. ma è anche una bellissima donna che chiede venia, che urla pietà sotto la coltre della sua sporcizia, che brama i suoi antichi fasti, e che rimane invece intrappolata a causa dell’incuria scellerata degli uomini che la popolano.

Il cuore mi si stringe di fronte a cotanta decadenza..una città che potrebbe rifulgere tutta e sempre, senza veli, della sua luce, è costretta a rifugiarsi nei suoi pochi angoli di ancora incontaminata bellezza paesaggistica e artistica, a fare capolino tra la storia che gronda dalle sue pietre per ammiccare ai tanti turisti magari incosapevoli di trovarsi di fronte ad una città di questa levatura.

Voglio solo portare con me il ricordo dei profumi di questa terra, dei colori del cielo e del mare di San Vito Lo Capo, dove un piatto come il cous cous è riuscito a mettere di nuovo insieme tante culture del Mediterraneo e non, che un tempo davvero, in questa magnifica regione convivevano pacificamente arricchendosi le une grazie alle altre.

Voglio solo portare con me il sapore del pesce spada e dei dolci di mandorle che si sciolgono in bocca, e il colore delle pietre delle chiese e delle viuzze di Erice dove dall’alto lo sguardo spazia lontano, fino alle perle delle Egadi.

In questo post nessuna foto turba il flusso dei miei pensieri. Il colore delle foto nella prossima puntata.

(Articolo pubblicato sul Blog di Excalibur, Essenza Indivisibile.)

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