Budapest, la capitale del Natale

(Articolo pubblicato sul Blog di Grimmo)

Gli Ungheresi sono socievoli: Il primo giorno in cui io e Francesca abbiamo iniziato a girare per Budapest, eravamo fermi su un marciapiede guardando la cartina per capire come arrivare al castello di Buda. Un signore ci ha chiesto in inglese se avevamo bisogno di aiuto e ci ha indicato il capolinea del bus per arrivare al castello.

Gli Ungheresi sono civili: Nei bagni di tutti i locali in cui sono stato, c’è l’interruttore per la luce, che quando entri è quasi sempre spenta. Ci si aspetta che quando hai finito sia tu a spegnere la luce. E la gente lo fa. Non posso non pensare alla esorbitanti bollette del primo gestore di un bar in italia a cui venisse la stessa idea.

Agli Ungheresi il Natale piace un sacco: In tutti i negozi, alberghi, bar, ristoranti, pub, etc. in cui siamo stati, ci sono sempre le decorazioni natalizie, anche ai primi di Dicembre. Nei ristoranti, anche quelli di una certa classe, il sottofondo musicale è spesso basato sulle classiche canzoni di Natale. Ci sono Negozi anche abbastanza grossi che vendono esclusivamente decorazioni e oggetti a tema Natalizio e poi, ovviamente, c’è il mercatino di Natale di Vörösmarty Tér, con il Forralt Bor il tradizionale vino caldo speziato, le bancarelle dove vengono arrostite salsicce e altri tipi di carne oppure dove fanno iKurtőskalács, una specie di oblungo panbrioche alla brace ricoperto di zucchero  e quelle che espongono ogni genere di manufatto più o meno artigianale. Il coro dei bambini e il babbo natale nella casetta di legno che aspetta i bambini per farli sedere sulle ginocchia e sentire cosa vogliono in regalo.

A Budapest c’è una stazione radio che si chiama Juventus: E tutte le volte che ti capita di ascoltarla, in taxi o in qualche locale, pensi che ora parleranno di calcio. Invece no, è solo il jingle della radio.

Gli Ungheresi, nonostante quello che si legge in giro, non devono andare particolarmente fieri di Ferenc Molnàr e del suo libro I ragazzi della via Pàl: Le guide ne parlano appena, la zona in cui è ambientato il libro si trova nella periferia della città, addirittura nel cosiddetto “distretto della malavita”. In questa zona Budapest gareggia con la bruttezza della peggiore periferia milanese. Ed è qui che c’è l’unico monumento dedicato ai protagonisti del libro. Ma non c’è alcuna indicazione per arrivarci, nemmeno nella strada in cui dovrebbe trovarsi. Dico dovrebbe, perché noi non siamo riusciti a trovarla, avendo imboccato la via, Prater Utca, nella direzione sbagliata. Si stava facendo buio ed a un certo punto ci siamo sentiti così a disagio che abbiamo preferito tornare alla svelta alla metro e alle vie del centro. In compenso, sempre nello stesso quartiere, abbiamo trovato la via dedicata all’autore del libro: Ferenc Molnàr utca. A me è dispiaciuto che fosse lì, è un pò come se allo Zen di Palermo ci fosse una via intitolata a Gianni Rodari. Infine, sempre in zona e precisamente al 1025 di Illes Utca, c’è l’orto botanico, che è nel libro è il giardino con l’isola delle giubbe rosse dove Nemecsek finisce ammollo. Quando ci siamo arrivati era chiuso. Ma tanto ho letto che l’isola non c’è più in quanto buona parte del laghetto è stata riempita e ci hanno costruito sopra alcuni edifici universitari

A Budapest puoi fare delle fotocopie alle tre di notte: Di fronte al nostro hotel, ma anche in altri quartieri, ho visto degli enormi centri fotocopie aperti 24 ore su 24. Tu entri e a qualsiasi ora puoi stamparti una copia di Guerra e Pace pagando un’inezia.

Gli Ungheresi la sanno lunga in fatto di mandorle: A Budapest si trovano molte torte e dolci con mandorle e/o pasta di mandorle, della quale si fregiano di essere maestri pasticcieri. Per me che sono siciliano è come un invito a nozze: Una delle cose più buone che fanno sono dei cuori di pasta di mandorle e crema di pistacchio ricoperti di cioccolato. Anche una delle due torte tradizionali ungheresi, la torta Esterhazy, è basata sulla pasta di mandorle.

A Budapest i mezzi pubblici non hanno età: Alcuni autobus erano così vecchi che mi facevano pensare a quelli della mia infanzia a Palermo, con la livrea rossa e bianca. Quelli di Budapest sono ancora di quell’epoca lì, ma tenuti in perfetta efficienza. E la metropolitana è ancora più antica e vi da la netta sensazione di trovarvi nell’Unione Sovietica di Ivan Drago, in piena guerra fredda. Fortunatamente i vagoni sono ben caldi, i sedili foderati e il servizio così efficiente che in confronto l’ATM sembra il trasporto pubblico della preistoria.

Gli Ungheresi sanno l’inglese: Dovunque siamo stati abbiamo sempre potuto parlare in inglese, essere perfettamente compresi e ottenere ciò che volevamo. Provate in Italia…

All’aeroporto di Budapest non si scherza con i controlli di polizia: Bisogna togliersi tutto, ma proprio tutto! Cinte, scarpe, giacche e tutto va messo in vaschette separate. Ma quando la poliziotta mi ha chiesto di togliermi anche la felpa, le ho mostrato un pò della mia ciccia e ha capito che sotto avevo solo quella.

La carne e il formaggio sono di default: Prendete l’insalata? C’è il formaggio fuso. Scegliete un piatto di fusilli? Ci sono i bocconcini di pollo in mezzo e sopra il formaggio fuso. Prendete la zuppa di fagioli? Dentro galleggiano anche dei pezzi di carne. Ma gli spaghetti Milano style non ho proprio avuto il coraggio di ordinarli.

Budapest è una exclave italiana? In ogni strada, angolo, piazza, albergo, pub, negozio, eccetera, c’era sempre qualche altro italiano, più spesso comitive numerose e caciarone, oltre a noi e in albergo la tv prendeva tutti i canali rai e mediaset, non sia mai dovesse venirvi una botta di nostalgia.

E per finire, qualche foto:

io che bevo una tazza di vino speziato

Io che bevo una tazza di Forralt Bor al mercato di Vörösmarty tér

Uno scorcio del mercatino di Natale a Vörösmarty tér

Un filobus nella piazza degli eroi

Il parlamento visto dal bastione dei pescatori

(Articolo pubblicato sul Blog di Grimmo)

Copyright © 2011 - All Rights Reserved

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: