Budapest, profumo di tempi passati

Una parola che mi viene in mente per descrivere Budapest è: antiquariato.
Qui infatti si respira un’aria di storia vissuta e passata. Da una parte il comunismo, ormai finito, ma che si avverte in tante piccole cose, in certi atteggiamenti delle persone; dall’altra l’Impero Austro-ungarico, con la sua retorica e pomposità.

Pare tutto conservato in una sorta di museo vivente. Anche le persone ne fanno parte. Ad esempio: il gestore del piccolo albergo dove eravamo, mi ricordava l’epoca dell’Impero, con la sua divisa con cravatta e con i modi un po’ rigidi, militareschi, seppur gentili; invece la destrezza delle persone a mettersi in coda e fare una fila ben disciplinata, mi ricordava i tempi del regime comunista, quando la fila era d’obbligo per acquistare un pezzo di pane; ancora, andare ai bagni della metropolitana e trovare il guardiano/uomo delle pulizie che è lì, nella sua guardiola, con tutta la famiglia, quasi vivessero tutti lì, mi ha ricordato di quando il comunismo dava da mangiare a tutti.

E poi i mezzi pubblici, anch’essi molto “vintage” ma anche molto efficienti. Sui bus e sui tram, c’è una musichetta bellissima che parte ad ogni fermata.

E infine i monumenti, ottocenteschi, regali, non sfarzosi, ma simbolo evidente che Budapest è stata una città centro di potere.

Ecco alcune foto, queste sono di Buda, La parte più antica della città, con il castello e la cattedrale.

E questa invece è Pest, al di là del Danubio, con i suoi palazzi, la Sinagoga, e un bel mercato al coperto:

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