Uno strano viaggio in Belize


Siamo arrivati in Belize dal Guatemala, con l’idea di tutti i turisti: andare su qualcuna delle isole lungo la costa che, si dice, sono dei paradisi terrestri.
Ma evidentemente era in serbo per noi qualcosa di diverso. Ogni volta che, durante i nostri viaggi, ci dedichiamo al relax invece delle sfacchinate su e giù per i siti archeologici, qualcosa va storto.
E così, arrivati a Belize City, arrivò con noi un compagno di viaggio decisamente scomodo, l’Uragano Dean.
Alcuni turisti italiani che erano con noi se ne sono fregati, e sono partiti lo stesso per gli atolli. Incoscienza? Coraggio? Non lo so. Posso dirvi che alla fine l’uragano si è sgonfiato e non ha fatto danni, una volta arrivato sulle coste dello Yucatan.
Quindi, è andata bene. Ma, in ogni caso, io non sarei partito lo stesso, per le isole.

Comunque, noi rimaniamo a Belize City.
Belize City colpisce molto chi arriva dal Guatemala. Dopo aver visto solo facce Maya, persone piccole e con lineamenti “Indio”, qui la situazione cambia: altissimi neri con i capelli rasta e con stile molto “giamaicano”.
Il Belize è uno stato fatto dai neri ex schiavi e in un certo senso è una specie di enclave rispetto agli stati confinanti: solo gente di colore che parla inglese.
Anche la città pare avere uno stile architettonico britannico, ma è anche molto desolata e un po’ triste. Non mi pare che se la passino molto bene, le facce sono poco cordiali, a parte qualcuno che ti vuole intortare per venderti qualche tour, allora assumono il classico stile da “nero simpatico che ti chiama fratello”.

Ad ogni modo abbiamo trovato un albergo tutto sommato carino e in pratica siamo rimasti bloccati lì. Non sapevamo che fare: stare lì, tornare in Guatemala, continuare per Cancun.

E’ stata un esperienza un po’ strana. Si guardava tutti la televisione per avere notizie in tempo reale dell’uragano. Ma mentre noi eravamo preoccupati, il ragazzino dell’hotel, e tutti i Beliziani, ostentavano sicurezza e continuavano a dire che non sarebbe successo nulla. Penso fosse una cosa scaramantica: in realtà, da quel che ho capito, non si può sapere se l’uragano che ti sta venendo incontro sarà distruttivo, se si calmerà, se cambierà direzione.

Dell’hotel ricordo anche i bellissimi quadri espressionisti di un artista locale, di cui non ricordo il nome. E ricordo anche il gentile tassista, con il quale abbiamo un po’ chiaccherato e che ci diceva che stava bene in Belize, avrebbe potuto andare negli Stati Uniti, ma lì ci sono “too many laws”.

Alla fine, siamo ripartiti per il Guatemala, per allontanarci dall’uragano. Ma quei giorni in Belize, così bizzarri, qualcosa mi han lasciato. E ricordare questi episodi, mi risveglia la curiosità su questo paese che ho conosciuto appena, ma che ha qualcosa di interessante, oltre alle isole!

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