William Dalrymple, In India

Il titolo originale di quest’opera è “The Age of Kali”. Secondo l’antica cosmologia indù il tempo si divide in quattro epoche. L’era di kali è una di queste ed è considerata un’epoca di conflitti, corruzione, oscurità e disgregazione.
In Italia è stato tradotto con “In India”. Penso che non ci sia una scelta più banale, modesta e anche non giustificata. Per quale motivo dobbiamo sempre tradurre male i titoli dei libri e dei film? è un mistero.

In questo caso è un peccato, perchè l’Era di Kali è un titolo molto significativo, ed è la domanda che si pone Darlymple nel suo itinerario: è davvero giunta l’Era di Kali nel continente chiamato India? Secondo l’antica cosmologia indù il tempo si divide in quattro epoche. L’Era di Kali è una di queste ed è considerata un’epoca di conflitti, corruzione, oscurità e disgregazione.

Leggendo il libro in effetti si ha proprio l’impressione che tale periodo sia arrivato. Questo libro mi ha permesso di scoprire tante cose sull’India, e di liberarmi da un’immagine edulcorata e fasulla che avevo di questo paese. Un’immagine fatta di santoni che meditano, pace, tranquillità, una storia e delle tradizioni millenarie portati avanti senza troppi conflitti. E invece i conflitti e le aberrazioni esistono, più numerosi che mai. E non si tratta solo di povertà, di gente che muore per strada, ma di retaggi culturali che vanno infrangendosi e creano confusione, oppure persistono immutabili anche di fronte all’arrivo della modernità.

L’autore ci concede un capitolo per ogni regione dell’India che ha attraversato, raccontandoci la storia dei luoghi e l’attualità. Le storie sono spesso crude e lasciano il segno, anche perchè sono vere. Darlymple riesce infatti ad essere insieme storico e giornalista. Tutto ciò che ci dice è successo, magari ieri oppure un secolo fa. Ma è successo ed è giusto testimoniarlo. Ed è giusto che noi “occidentali” lo leggiamo e conosciamo e scopriamo tante cose di cui non avevamo idea: L’infausta abitudine di combinare matrimoni tra bambini e bambine di 3 o 4 anni d’età; le vedove che vengono cacciate dai villaggi e vivono di sussistenza recitando mantra fino ad impazzire; gli integralisti indù, non meno temibili degli integralisti islamici; la “democrazia” che ha rotto gli equilibri tra caste, portando a volte al potere personaggi violenti e corrotti più di prima; le Tigri Tamil, guerriglieri di professione, che ormai combattono perchè quello è il loro mestiere, quello sono stati addestrati a fare.

Difficile sapere che direzione prenderà il gigante indiano: da un lato la crescita economica, dall’altro una struttura sociale che si sta rinnovando ma al cui interno esplodono tutte le contraddizioni e il rischio di disgregazione è molto forte.

Infine Darlymple ci parla anche del Pakistan e dell’Afghanistan. Purtroppo anche da questi due paesi non ci porta notizie buone: se l’Afghanistan, come si poteva immaginare, è un paese di banditi e contrabbandieri, il Pakistan vive continue faide tra uomini politici. Ci si ammazza, prima che provare a competere nelle elezioni, e così se tu hai ammazzato mio fratello io ammazzerò il tuo, o tuo padre o tuo figlio. E così via all’infinito. E scopriamo che anche Benazir Bhutto, una leader tutto sommato amata in Occidente, non è senza macchia ed è in lotta con altri membri della sua famiglia, tra cui la stessa madre.

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