La Certosa di Pavia

Certosa di PaviaIn una bella giornata di sole abbiamo deciso di fare una gita in giornata alla Certosa di Pavia. Niente macchina (che inquina!), ma il treno! Un bel localone da Milano a Certosa di Pavia e poi a piedi. Dalla stazione alla Certosa il cammino è di circa mezz’ora. intorno campi a perdita d’occhio.
Vedendo i luoghi e la magnificenza del monastero, vien da pensare che i frati non se la passassero (e non se la passino) male.

Il monastero fu voluto da Gian Galeazzo Visconti, primo duca di Milano (e signore di Pavia), che pose la prima pietra nel 1396. Ma i lavori di questo vasta struttura, proseguirono per tutto il ‘400.

Fu donato dal Duca ai monaci Certosini, i quali avrebbero però dovuto obbedire ad una clausola: una parte dei loro proventi doveva essere destinata sempre alla costruzione del monastero. La clausola venne rispettata ed è per questo che il monastero appare tanto ricco di opere d’arte, non solo del ‘400, ma anche dei secoli successivi.
L’ordine certosino fu poi sciolto e attualemente la Certosa è in gestione ai monaci Circestensi.

Ed è proprio uno di loro, un giovane frate di colore (penso che fosse brasiliano), che ci ha portato in giro per il monastero. Infatti vengono organizzate visite guidate. Non occorre la prenotazione, ma semplicemente non si può scorrazzare in giro per il monastero come si vuole. Il padre è stato molto gentile e certamente la visita è risultata più istruttiva.
Alla fine si lascia una mancia senza però alcun obbligo e se si vuole si può comprare qualcosa al negozietto, dove si trovano un sacco di “antichi rimedi” fatti dai monaci con le erbe. noi abbiamo preso un elisir giallo dalle molteplici proprietà curative….

Ma torniamo al monumento architettonico. Si entra da un portale ricco di affreschi, per entrare in un cortile chiuso da edifici. Davanti a noi c’è la Chiesa. Pare un misto tra il Duomo di Milano e s.Maria delle Grazie: del primo ha la stessa pianta e archi gotici e le ricche decorazioni esterne; della seconda ha la bellezza delle decorazioni interne, delle pitture e raffigurazioni.

Da ammirare è il Trittico, un finissimo lavoro di intarsio su avorio.

Tutta la Chiesa andrebbe ammirata con molta calma per non perdersi i mille dettagli e i grandi e piccoli “tesori d’arte” sparsi qua e là.

Il complesso possiede anche due chiostri: il Chiostro Piccolo, riccamente decorato e con un giardino fiorito al centro; il Chiostro Grande, molto più esteso (il prato centrale è delle dimensioni all’incirca di un campo di calcio), perchè lungo tutta la sua lunghezza ospita le cellette dei monaci, simili a tante casette una a fianco all’altra. Ognuna ha il suo camino e il suo giardinetto sul retro, mentrel’ingresso principale dà sul porticato del chiostro.

Infine siamo andati a mangiare in un agriturismo collocato in una bella fattoria. Come si può immaginare in zona vi sono parecchi agriturismi, sparsi tra i vari paesi e i campi di grano che si perdono a vista d’occhio. Certo per raggiungerli in questo caso è meglio la macchina piuttosto che il treno. Oppure la bicicletta: quello sì è un mezzo ecologico e l’ideale per gironzolare in mezzo alla campagna piacentina! Fateci un pensierino! :-)

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