Viaggio di 2 Settimane in Cina (1°parte): il primo impatto


Siamo partiti per la Cina il giorno del nostro anniversario di matrimonio, abbiamo festeggiato in viaggio! :-)
In effetti con i voli siamo stati fortunati: entrambi i voli puntuali e molto confortevoli. Il primo, da Milano a Bruxelles con Bruxelles Airlines, era mezzo vuoto e incredibilmente ci hanno fatto pranzare! Ormai con i voli low cost non si è più abituati a pranzare su un volo di un’ora e mezza. Il pranzetto non è stato male e abbiamo subito bissato a bordo del volo Bruxelles-Beijing.
La compagnia in questo caso era Hainan Airlines, cinese, e ci hanno dato da mangiare cinese, molto buono anche questo. Io ho mangiato pesce-gatto, con dispiacere e sbuffi di mia moglie, ma era molto buono, speziato, con un gusto da cinese ma diverso dal solito cinese. L’aereo aveva le poltroncine tutte rosse, fenomenali erano quelle di prima classe, sembrava il trono di un imperatore, sempre rosse ma con in più un cuscino tutto dorato.
A bordo, praticamente tutti cinesi. Il viaggio è durato 9 ore, e finalmente siamo arrivati a Pechino. Qui cominciano subito le nostre tipiche disavventure. Infatti avevano deciso “saggiamente” di cambiare valuta in aeroporto: 48,8 euro per 4000 yen. Mi sono fatto due conti: ma se il soldo di Pechino è circa uno a dieci con l’euro, dovrebbe essere 400 yen, non 4000, quindi il tipo del cambio si è sbagliato e ci ha dato un sacco di soldi in più!!!
Contenti alla grande di questi soldini donati dal cielo, arrivati all’aeroporto di Pechino tentiamo di usarli. Proviamo allo Starbucks, prendendo un caffè. Ma la commessa non vuole quei soldi, anche se non si capisce nulla del suo inglese. Io mi dico che evidentemente il motivo del rifiuto è che il taglio è troppo grande, e che quindi non lo accettano: bisogna farseli cambiare in tagli più piccoli. Così andiamo alla stazione del treno per comprare i biglietti per il centro città, ma anche qui non li vogliono. L’addetta, anch’essa con grandi doti espressive, continuava a ripetere come una macchinetta: “first floor”. Sì vabbè, primo piano, e dopo che ci siamo? Che dobbiamo fà? Dove dobbiamo annà? Inutile continuare a domandare per avere la solita risposta meccanica. Allora andiamo al primo piano, e troviamo un ufficio di cambio, vediamo lì se ci danno dei tagli più piccoli. Anche lì non ci si capisce con quest’altra tipa, che ci mostra i calcoli sulla calcolatrice, come se ci volesse cambiare quei soldi…. e lì ho il lampo di genio…. prendo le banconote… le guardo bene… e vedo scritto: NIPPON BANK!!!
avevamo preso YEN e non YUAN!!!! Questo ci è costato un bel po’ di tempo perso in aeroporto, tralaltro parecchio storditi dal jet lag. Allora ad un bancomat preleviamo Yuan, o REMINBI, e finalmente la bigliettaia del treno ci accetta i soldi.
Passato il primo intoppo, l’avventura continua…. In teoria sembra tutto facile: treno, metro, e poi un pezzetto a piedi per arrivare all’albergo. Ma siamo completamente storditi dal jet lag ed in più arriva un altro fattore stordente: il caldo. Pechino ha raggiunto i 47 gradi ed è ricoperta da una cappa di umidità e smog che imbianca il cielo e copre tutto. In metro, la cappa non si vede, ma si sente il caldo. Ad un certo punto, dobbiamo cambiare linea: seguiamo le formichine cinesi che, tutte intruppate, vanno di qua e di là. Sono una marea umana impressionante, facciamo fatica a starle dietro, storditi come siamo veniamo travolti e raggiungiamo le scale che portano verso l’altra linea di metropolitana. Il caldo è pazzesco, stiamo per non capire più nulla e nel mentre la moltitudine si blocca: c’è un tale intasamento di persone che non si riescono a scendere le scale per arrivare alla linea 1.
R. suggerisce di uscire e fare l’ultimo tratto in taxi. In effetti pare un’ottima idea, visto come siamo stravolti. Così usciamo, e riceviamo un ulteriore mazzata di caldo. Con la valigia a carico (e per fortuna ne avevamo una), cerchiamo di beccare un taxi. Becchiamo il primo, e gli mostro la google maps stampata dell’indirizzo dell’hotel, SCRITTO PURE IN CINESE: il tipo lo guarda, fa “no no no”, e se ne riparte. Così tentiamo con un secondo, stesso risultato. Allora un europeo che era lì, guarda il foglio e ci dice di andare dall’altra parte della strada perchè siamo nella direzione sbagliata. Andare dall’altra parte della strada vuol dire passare un viadotto…. ma in qualche modo ce la facciamo. Arrivati di là, io tengo d’occhio la valigia e R. chiama il taxi. Risultato? LO STESSO DI PRIMA!!!! Chiedere poi informazioni risulta impossibile, nessuno sa l’inglese, nessuno capisce, ci ritroviamo distrutti dal caldo e dal jet lag, in mezzo ad una strada piena di smog senza sapere che fare. Infine, non ci rimane altro da fare: tornare in metropolitana. Quindi prendiamo i bagagli, li facciamo passare per il metal detector (qui c’è in ogni stazione della metro) e ci facciamo una rampa di scale lunghissima giù verso la metro. Riusciamo a prendere la linea, anche se io, viste le reazioni dei taxisti, ho cominciato a domandarmi se davvero l’hotel esista e soprattutto se davvero è ubicato lì…. Non mancava molto per saperlo, solo 600 metri di fatica sotto una cappa di caldo micidiale! Ma infine, ecco l’hotel!!!
Lì, l’inglese almeno lo parlano, anche se non troppo bene. Mostriamo il voucher e quello comincia a dirci quanto costano le stanze… lì per lì non ci faccio molto caso ma per fortuna R. me lo fa notare… Così spiego che abbiamo già pagato… così NON CI FANNO PAGARE DUE VOLTE LA STESSA CAMERA!!! Qui in Cina bisogna stare sempre attenti, la fregatura è sempre dietro l’angolo: con il fatto che non capiscono bene l’inglese e facendo i finti tonti, tendono a fregarti. La stessa cosa o simile infatti è successa a delle turiste che alla reception stavano urlando perchè gli avevano fatto pagare giorni in più.

La prima impressione della Cina non è quindi stata delle migliori… vediamo come continua! 😉

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