Viaggio di 2 Settimane in Cina (3°parte): Visita alla Città Proibita


Il giorno dopo comincia la visita di Pechino. Ancora siamo sballati dal jet lag, e lo saremo per un paio di giorni. L’albergo perlomeno è carino ed è a due passi dalla città proibita. Così il 27 decidiamo subito di andare a visitare uno dei simboli della Cina: la Città Proibita. Il tempo è sempre lo stesso: cappa di smog e umidità, e temperatura a 47 gradi. Non certo l’ideale per fare turismo. Tutte le cose e i colori appaiono sbiaditi, e per le foto è pure peggio.
Tutto questo per dire che le visite che faremo saranno influenzate pesantemente dal tempo e la Città Proibita è un esempio. Infatti non ci ha del tutto soddisfatti, ci saremmo aspettati di più. Ma proseguiamo a raccontare.

Siamo arrivati sul posto all’alba delle 11.30. Troviamo il solito delirio di folla, non ho mai visto tanta gente, così fitta. E questa non sarà certo l’ultima volta che lo penserò, qui in Cina. La Città Proibita è di fronte a piazza Tien An Men. E’ cinta da una massiccia muraglia rossa, e vi si accede tramite una serie di graziosi ponticelli che permettono di attraversare il fossato che la circonda. Sulla muraglia, è posto un’enorme ritratto di Mao. è un’immagine nota, spesso nei telegiornali o altrove quando si parla di Cina viene proposta tale immagine; però non avevo mai fatto caso che tale ritratto era posto sulla porta d’ingresso della Città Proibita. Forse Mao è stato l’ultimo grande ed amatissimo imperatore cinese? Con queste riflessioni in testa, entriamo nella città. La prima parte è una grande piazza dove c’è gente che vende un po’ di tutto, soprattutto ti importuna per venderti tour alla grande muraglia, e lì si fa il biglietto.

Facciamo il biglietto ed entriamo. A ripensarci, la Città Proibita è qualcosa di architettonicamente molto diverso sia da un palazzo reale europeo che da un città (o cittadella che dir si voglia) europea. Da noi avremmo un palazzo con tante stanze, saloni e altri ambienti, ma comunque con l’idea di un edificio adibito a viverci, insomma una casa, seppur molto grande.

Invece la Città Proibita è un grande ambiente scenografico e cerimoniale, in cui tutto è pensato per un uso simbolico e rituale, più che per la vita quotidiana. Vi sono vaste piazze che si susseguono una dopo l’altra separate da mura e portali. Tutte piazze adibite ad arringare folle di cittadini e militari. In questi spazi, si ergono diversi edifici, tutti abbastanza simili, che potremmo paragonare a dei templi, e dentro ad ognuno di questi si trova un trono dell’imperatore. Tutti hanno dei nomi bizzarri, come “Sala del Nutrimento”, ma tutto ciò evoca qualcosa di  spirituale e rituale piuttosto che pratico. Sicuramente vivere tra queste “sale” e doversi spostare tra l’una e l’altra attraversando intere piazze non doveva essere molto agevole.

Di contro, il Giardino Imperiale, posto nella parte opposta della Città rispetto a Tien An Men, mi è parso piuttosto piccolo e chiuso: pieno di piante e con una specie di collinetta artificiale, ma angusto rispetto agli spazi oceanici visti prima.

Appena fuori ci sono gli Udong e si torna alla “dimensione umana” di gente che vive cercando di vendere quel che può, facendo qualche lavoro d’artigiano. un contrasto netto con l’eterea città proibita.

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