Sulla lancia verso Yaxchilàn


A Yaxchilàn si arriva solo attraversando il fiume Usumacinta, su una delle tante lance che lo solcano, la maggior parte proprio per portare i turisti a visitare il sito, oppure per attraversare il confine con il Guatemala.

Il fiume infatti per un tratto segna la linea di confine tra Messico e Guatemala, ovvero tra la regione messicana del Chiapas e quella guatemalteca del Petén. è un bel fiume largo, alimentato dalle piogge quotidiane.
L’acqua è marrone, piena di tronchi, e purtroppo anche di bottiglie di plastica e altro pattume. dovevano pure esserci i coccodrilli, ma in realtà son solo tronchi che galleggiano! Però la gita sulla lancia è divertente, bisogna sistemarsi un po’ da una parte un po’ dall’altra dell’imbarcazione, altrimenti si rovescia.

La giungla arriva fin sulle sponde del fiume, e anche oltre: molte piante (anche alberi di grandi dimensioni), hanno le radici immerse nell’acqua. Sembra che il terreno – cedevole a causa delle pioggie torrenziali giornaliere – spinga lentamente le piante nell’acqua, mentre altre piante prendono il posto sulla sponda.

Il sito si trova su una sponda del fiume, completamente immerso nella giungla. La sua bellezza è proprio questa, oltre al fatto che in loco sono state trovate parecchie sculture e bassorilievi di raffinata fattura. Se ne possono ammirare diversi, ci sono parecchie stele ed un sarcofago. Le raffigurazioni sono molto belle, e meno mostruose rispetto a quelle di Uxmal o Chichen Itzà. Sono però un po’ difficili da cogliere: il disegno sulla pietra è molto leggero, e forse anche il colore della pietra, rendono un po’ difficoltoso “leggere” le stele, ma vale la pena di sforzarsi un po’…

L’altra cosa affascinante di Yaxchilàn è la grande scalinata che porta all’acropoli. Non è la classica scalinata di una piramide, ma un lungo scalone in mezzo agli alberi, che porta alla cosiddetta Acropoli, ma non solo, perchè oltre a salire diritti, la scala ha pure una deviazione sulla sinistra, per raggiungere altri edifici minori. L’Acropoli è abbastanza ben conservata: colpisce subito la scultura di una figura umana seduta sul frontone dell’edificio. E’ un po’ inquietante, pur essendo un po’ rovinata (non si vede la faccia), pare una sorta di Dea Khalì.

Infine si possono anche visitare i “sotterranei”: alcune costruzioni presentano al loro interno dei cuniculi completamente al buio, dove si trovano appollaiati dei “simpatici” pipistrelli, per dare un tocco un po’ lugubre e un po’ emozionante alla visita. Ma ricordatevi di entrare con una torcia!

Copyright © 2007 - All Rights Reserved

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: